01 novembre 2014

Una notte in mare





Una notte in mare, con la luna in cielo
ho incontrato un angelo che non poteva più volare.

Una notte in mare ho incontrato un angelo
che anche senza ali in cielo mi portò.




31 agosto 2014

Ore 10 calma piatta



“Ponte: vela, due quarte al mascone di dritta”.
La segnalazione arrivò all’ufficiale di guardia con la stessa velocità con cui era scesa dalla vedetta sulla coffa dell’albero di maestra.
L’ufficiale di guardia guardò nella direzione indicata senza vedere niente: la nave era oltre l’orizzonte e non si poteva scorgere stando a pochi metri sul livello del mare.
“Avvertite il Comandante”. Fu il comando per l’aiuto nocchiero che stava dietro di lui, poi rivolto al timoniere, che lo guardava; disse: “Mantenere la rotta”.





“Che abbiamo, Signor Pulling?” Fu il commento del Comandante, improvvisamente materializzatosi dal nulla, al fianco del Terzo Ufficiale. Il Signor Pulling era alla sua prima crociera sulla fregata Surprise e non si era ancora abituato alla straordinaria capacità del Comandante di essere sempre dove serviva quando serviva.
“Jhonson, dalla coffa ha avvistato una vela due quarte al mascone di dritta”, replicò immediatamente, con l’intima convinzione che, per qualche soprannaturale motivo, lo sapesse già.
“Nostra o loro?” Domandò il Capitano Holland, più rivolto a se stesso che al Signor Pulling.
“L’Ammiragliato non ci ha segnalato la presenza di navi nemiche in questa zona, ma oramai abbiamo notizie vecchie di tre mesi”, pensò fra se, poi rivolto al Signor Pulling disse: stessa rotta e vediamo con chi abbiamo a che fare”. Il dubbio del Comandante Holland fu sciolto qualche ora più tardi, quando, ridotte le distanze, fu possibile svelare l’identità della nave che avanzava verso di loro.




“Francese, grossa, maledettamente grossa, due ponti, almeno quaranta cannoni da 18 libbre”. Holland finì la frase nell’istante in cui riuscì a scorgere, attraverso il cannocchiale, che anche gli scopamare dei francesi andavano a riva.
“Va bene, vediamo chi è più veloce” Pensò fra se, poi rivolto al Secondo disse: “Signor Chase, i nostri 24 cannoni possono opporre ben poca resistenza, ci conviene allontanarci in fretta. Battere posto di combattimento, invertire la rotta e mettiamoci in forza di vele anche noi”. Il Signor Chase guardò negli occhi il Comandante e vi lesse i suoi stessi timori, ma, evitando di lasciar trasparire la minima emozione, si rivolse al Nostromo: “Signor Floyd: gabbieri a riva, invertiamo la rotta e armare le aste dei coltellacci; timoniere: rotta ovest”.





“Cinque ore, al massimo sei, e sono sopravvento, ma venderemo cara la pelle”, pensò tra se Holland, mentre rivolgendosi al Secondo disse: “Signor Chase prepariamoci: cannonieri ai pezzi, e prepariamo le armi”. Terminò la frase nell’istante in cui e il rumore delle vele che sbattevano li costrinse ad alzare gli occhi, verso le vele che si erano improvvisamente sgonfiate. “È caduto il vento, non ci muoviamo più”. Disse il Secondo, improvvisamente sgomento, guardando il Comandante. 

“Animo Signor Chase il vento cadrà anche per loro e se riusciamo ad arrivare al tramonto senza farci prendere possiamo ancora avere gioco”. “Cannonieri in coperta, scialuppe a mare e passare le cime di traino”. 
Non era passato molto tempo che le due scialuppe erano in mare con gli Aspiranti, al timone, che incitavano gli uomini a trascinare le oltre cinquecento tonnellate della Surprise verso ovest.






“Non mollate, remate più forte, volete vedere i vostri figli mangiare le rane, volete la ghigliottina a Piccadilly, avanti che ce la facciamo”. Gli uomini piegavano la schiena su i remi grugnendo per lo sforzo, ma nessuno di loro avrebbe mai mollato e, con lentezza esasperante, la Surprise prese finalmente a muoversi verso ovest.








“Non ne posso più: il sole ci cuoce e non c’è un alito di vento”. Chiudi il libro abbandonando la Surprise al suo destino, guardi la superficie del mare vetrificata dall’assenza di vento e poi guardi l’orologio: sono le dieci.

“Torniamo in porto e ci prendiamo un tè gelato al bar”. Mentre lo dici giri la chiave della messa in moto e improvvisamente, i centoventi cavalli a poppa borbottano sommessamente.




Socchiudi gli occhi a causa del riverbero della superficie immobile del mare e non riesci a trattenere un sorriso: “Il tempo che passa,  qualche volta,  rende le cose più semplici….”.





05 luglio 2014

Tu e il mare



Sul mare non è come a scuola, non ci stanno professori.
Ci sta il mare e ci stai tu.
E il mare non insegna, il mare fa, con la maniera sua.


[Erri De Luca: I pesci non chiudono gli occhi]


21 giugno 2014

Mare amore e follia


Un tempo sull’isola di Atlantide, c’era una giovane,bella e amante del mare. I suoi occhi verdi con sfumature blu ricordavano le lente onde; e i suoi capelli dorati, quando erano mossi dal vento, sembravano danzare come gli argentei tentacoli di una medusa. La giovane era figlia di un ricco mercante e doveva essere data in sposa al re dell’isola, che aveva il potere sui mari. Esso era un potente stregone che aveva acquistato il potere con la magia.

La ragazza provò a far cambiare idea al padre ma non ci riuscì e quindi si sposò.
Lo stregone era molto ricco, pieno di ori e di servitù, ma povero d’animo, crudele e egoista e ciò la giovane non lo poteva accettare.
Decise però di rimanergli fedele; fino al giorno in cui, essendo andata in spiaggia, luogo dove passava la maggior parte del tempo; vide un giovane che dava cibo ai pesci.
Lei gli si avvicinò e per molto tempo continuarono a vedersi alla spiaggia. Era felice e finalmente innamorata; capiva che rischiava la vita o comunque una punizione spietata;ma non gli importò; il fuoco d’amore che gli bruciava dentro era troppo forte e decise di non seguire i saggi e razionali consigli che il cervello le dava.
Lo stregone si accorse della sua felicità e la spiò.
Scoprì di essere stato tradito, dalla giovane, dal ragazzo e dal mare, che era l’oggetto della loro unione. Lui, il sovrano assoluto tradito dall’elemento che più comandava.
La rabbia che provava scatenò fulmini e tempeste; il cielo sembrò rompersi, la terra tremava, tutto era in delirio, tranne loro e il mare.
Essi erano calmi e appassionati nel loro mondo.
Lo stregone vedendo che i giovani e il mare non si chinavano al suo potere decise di punirli severamente.
Diede loro la vita eterna però lei la costrinse a rimanere con il busto sommerso e le gambe rivolte al cielo, come se dovesse spingere il mare a sprofondare e lui legato ad una barca a vela costretto a guardare la sua giovane amata soffrire per l’eternità senza poterla salvare.
Il mare invece era spettatore e si dovette assorbire tutte le lacrime piante dai giovani per sempre innamorati.



Un grazie di cuore all'amica Alice Primini per avermi permesso di condividere il suo racconto.



08 gennaio 2014

L'ombrellone


Sollevò lo sguardo e si ritrovò a fissare, nel riverbero della luce del sole, la linea dell’orizzonte.
- L’orizzonte: linea di separazione tra cielo e mare perfettamente orizzontale….. –
- Anche questa volta mi hai fregato! – Pensasti, immediatamente dopo, reprimendo un moto di stizza. – Non c’è niente di orizzontale, non è nemmeno una retta ma un arco di cerchio la cui visione limitata crea l’illusione di una linea orizzontale. – Non sei tipo da credere alle illusioni, anche se questa volta ti avrebbe fatto piacere. – Dopo tutti questi anni non sono ancora riuscito a dimostrare che avevi torto, eppure prima o poi ci riuscirò.-


Chiudi gli occhi e ritorni indietro con la memoria, all'origine di quella che con il tempo è diventata per te una specie di ossessione.
Ti sei appena laureato in ingegneria navale, coronamento di un sogno frutto della tua passione per il mare, e sei in vacanza su una piccola isola; hai scelto con cura il posto: poca gente, sole e mare per dimenticarti delle innumerevoli ore passate a studiare. Mentre sei sdraiato al sole pensi al contratto che hai firmato prima della tua partenza: progettista per un importante cantiere che vende navi in tutto il mondo. – Disegnerò navi, finalmente le mie idee solcheranno i mari come mai nessuna costruzione prima d’ora. -
Mentre la tua fantasia ti fa navigare su mari di gloria intravedi, con la coda dell’occhio, un pescatore intento a lavorare sulla sua barca rovesciata sulla spiaggia. Incuriosito dal suo lavoro continui a guardarlo fino a che decidi di avvicinarti per dargli qualche suggerimento.

 - Salve – Se procede nella direzione opposta, sarà più facile chiudere quel comento senza dover forzare le tavole del fasciame vicine. – Fai sfoggio di termini tecnici per rendere inequivocabile il fatto che sei del mestiere, poi, quasi per giustificarti dici: sono ingegnere navale e ho competenza di queste cose.
- Ingegnere navale…. – dice il pescatore che ha interrotto il suo lavoro e ti guarda con curiosità.
- Si, ecco…, voglio disegnare navi, grandi navi veloci e sicure, come non se ne sono mai viste. –
- Veloci e sicure….. - risponde il pescatore, guardandoti inespressivo, poi improvvisamente sul suo volto si disegna un sorriso appena accennato e, con quella espressione, ti si avvicina. 

Si guarda intorno e con l’aria di chi la sa lunga e ti domanda a bruciapelo: “e come dovrebbero essere fatte queste navi veloci e sicure?”. – In armonia con la natura – rispondi senza esitazione – devono essere le onde a disegnare il profilo della carena, solo così potrà essere in armonia con il liquido che la circonda. –

- Ma la natura non fa angoli a novanta gradi…. – Ribatte il pescatore diventato improvvisamente serio.

Non sai come replicare e pensando che non valga la pena di continuare la conversazione te ne vai senza nemmeno salutare, ma mentre ti allontani senti i suoi occhi fissi su di te.


Sono passati molti anni da quel giorno, hai disegnato infinite navi e infiniti angoli a novanta gradi, tanto più preciso era l’angolo e tanto più cresceva la tua fama di progettista, ma, tutte le volte, sapevi che al tuo progetto mancava sempre qualcosa per arrivare alla vera armonia e inesorabile sentivi riecheggiare in testa la frase del vecchio pescatore: “…la natura non fa angoli a novanta gradi….”
Con la testa piena di ricordi abbassi gli occhi e vedi l’ambra disegnata dall'ombrellone sulla sabbia, e, improvvisamente, dopo tanti anni ti è tutto chiaro: - l’ombra….non uno ma addirittura due….ti ho fregato, adesso so che avevi torto: “anche la natura disegna angoli a novanta gradi”. –


Con la testa piena di emozioni ti alzi e te ne vai, raggiungi il porto, sali sulla tua barca, la prima che hai disegnato, molli gli ormeggi e ti allontani in direzione del mare aperto.
Hanno trovato, qualche giorno dopo, “Novanta gradi”, la tua barca, alla deriva; a bordo tutto era in perfetto ordine: i motori spenti, gli invertitori in folle, il timone al centro, le cime di ormeggio perfettamente raccolte, quasi come fosse all'ormeggio, ma tu non eri a bordo. Nessuno riesce a capire cosa sia accaduto, e l’inchiesta conclude, sbrigativamente, che durante la navigazione, in solitario, sei caduto in mare e sei affogato.


Eri diventato famoso e la commozione e i discorsi di profondo cordoglio si sprecano, ma su una piccola isola un pescatore sorride perché adesso sa che finalmente, anche tu, hai trovato il tuo posto in armonia con la natura.



31 dicembre 2013

Sogni


Se ne restava lì, a pensare a tutto quello che avrebbe potuto fare nella sua vita, a tutto quello che avrebbe voluto fare. Era lì. Su quella nave, ad aspettare l’alba. L’inizio di una nuova giornata. Si passava fra le dita una lucina spenta. Tutto intorno a lui era blu e rosso. I pensieri oscuri gli bloccavano ogni movimento. Non sapeva cosa sarebbe cambiato nel paese delle occasioni, il paese delle possibilità: l’America. Non avrebbe mai pensato di abbandonare la famiglia e gli amici. Ma ora era davvero su quella nave, era veramente a qualche chilometro dalla costa della Florida.


Era un cuoco, adorava cucinare e organizzare feste per tutti. - Mario… ce la stai per fare… - sussurrò al dolce vento che tirava alle sue spalle. La felicità e il timore. Il vento cominciò a soffiare più forte, così forte che dovette entrare all’interno per non rischiare di cadere in mare. - Mi scusi, c’è qualcosa che non va? - chiese a un signore che all’apparenza sembrava far parte dell’equipaggio. – No, è solo un po’ di vento, è normale qui in Florida. – rispose quello sorridente. Ma, ad un tratto, il boato di un’esplosione fece trasalire tutti i presenti. Nel silenzio che seguì si udì perfettamente un urlo atroce, disumano. - Che è successo? - domandò una donna incinta dai capelli d’oro e le labbra rosse, quasi la personificazione di Cenerentola della favola della Disney. - Signorina stia a sedere, è tutto sotto controllo - cercò di rassicurarla l’uomo dell’equipaggio. Poi, improvviso, un altro urlo, questa volta proveniente dall’enorme sala con la moquette verde. - Che sta succedendo? – si domandò Mario dirigendosi verso il punto da dove era partito l’urlo. Un’altra donna, con un vestito a fiori anni ‘50 piegata sul pavimento, della sala deserta, piangeva vicino a una delle tante finestre. Ma questa era diversa: il vetro era solcato da una ragnatela di incrinature ed era chiazzato, in più punti, da macchie di color porpora, come il sangue. - Signora si sente bene? Che è successo? - domandò l’uomo dell’equipaggio. - Era… Ho visto qualcosa volare in aria e.. E poi, improvvisamente, sbattere contro la vetrata! - Gli sguardi di tutte le persone nella sala erano indirizzati verso la vetrata quando, d’improvviso, un boato squarciò il silenzio, e tutto, nella sala, prese a danzare nell’aria: frammenti di vetro, arredi, quasi come se non avessero più massa. I presenti non ebbero tempo di pensare, quando, uno alla volta iniziarono a volare; fuori tutto era diventato improvvisamente grigio, le nuvole erano adesso dense e paurose. Vennero portati in alto con movimenti circolari e costanti, così in alto da pensare di essere morti e di essere arrivati alle porte del Paradiso. Poi i corpi cominciarono a ruotare vorticosamente. Le gambe cominciarono a gelarsi per l’abbassamento della temperatura. Mario vide allora dove si trovava: un’enorme cono con pareti fatte di nubi scure, illuminato a tratti da bagliori accecanti; all’interno tutto, perfino la nave, era sospeso e ruotava vorticosamente. Mario fu assalito da un terrore incontrollabile e cercava disperatamente qualcuno vicino a lui, ma tutti erano distanti. Chiuse le palpebre per pochi, infiniti istanti.

Una scossa lo fece rabbrividire. Il cuore saltò un battito. Spalancò improvvisamente gli occhi, spaventato.
- Signore non è consigliabile toccare queste vecchie luci, si rischia di prendere la scossa. - Mario era di nuovo sulla nave. Su quell’ammasso di ferro. Tutto era tornato normale, era stato solo un brutto sogno. Tranquillizzato, si mise a sedere vicino alla ringhiera bianca e arrugginita. Guardò in alto e vide una vecchia bandiera americana, era logora e strappata. ma si distinguevano ancora le 48 stelle bianche su sfondo blu. Sarebbero però dovute essere 50, quella bandiera era stata fatta tra il 1912 e il 1959. Passò un bambino, che canticchiava una vecchia canzone della Disney: - Il sogno realtà… diverrà… -
In quell’istante capì, ma era troppo tardi.



Un grazie di cuore all'amica Rachele Soares per avermi permesso di condividere il suo racconto.


05 marzo 2012

La casa in riva al mare

 













Dalla sua cella lui vedeva solo il mare
ed una casa bianca in mezzo al blu
una donna si affacciava.... Maria
è il nome che le dava lui.

Alla mattina lei apriva la finestra
e lui pensava quella e' casa mia
tu sarai la mia compagna Maria.
Una speranza e una follia.


E sognò la libertà
e sognò di andare via, via
e un anello vide già
sulla mano di Maria.


Lunghi i silenzi come sono lunghi gli anni
parole dolci che s'immaginò
questa sera vengo fuori Maria
ti vengo a fare compagnia.

E gli anni stan passando tutti gli anni insieme
ha già i capelli bianchi e non lo sa
questa sera vengo fuori Maria
vedrai che bella la città.


E sognò la libertà
e sognò di andare via, via
e un anello vide già
sulla mano di Maria.


E gli anni son passati tutti gli anni insieme
ed i suoi occhi ormai non vedon più
disse ancora la mia donna sei tu
e poi fu solo in mezzo al blu.


[Lucio Dalla: La casa in riva al mare]








29 febbraio 2012

Navi





"Se vuoi costruire una nave, non radunare gli uomini per raccogliere il legno e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito."

[Antoine de Saint Exupery, Detti]







15 febbraio 2012

Il ragazzo e il marinaio


Il ragazzo vide il vecchio, per la prima volta, una mattina all’inizio dell’estate, mentre camminava lungo la strada che costeggiava la scogliera; si fermò incuriosito ad osservare la sua innaturale immobilità. Era seduto su uno scoglio e osservava il mare con tale intensità da immaginare che fosse in attesa di qualcosa, i suoi capelli bianchi mossi dal vento si agitavano allo stesso ritmo delle onde spumeggianti.
Il ragazzo, il cui padre era scomparso in mare qualche anno prima, era conosciuto da tutti in paese e così non ebbe difficoltà a conoscere la storia del vecchio seduto sullo scoglio.




Nessuno sapeva molto di lui ma tutti si ricordavano che era stato un marinaio e che aveva trascorso tutta la vita in mare; adesso, diventato troppo vecchio per navigare, viveva di nostalgia passando le sue giornate ad osservarlo da uno scoglio. Tutti gli abitanti del paese non riuscivano a ricordare quando il vecchio aveva smesso di navigare per vivere di ricordi, era semplicemente passato troppo tempo e, in fondo, a nessuno importava veramente. “Non è cattivo” dicevano “Ma è sicuramente strano. Non parla mai con nessuno e sta tutto il giorno seduto da solo ad osservare il mare. Meglio stargli alla larga” concludevano, regalandogli un prezioso consiglio.
Il ragazzo era troppo curioso per ascoltare il consiglio e prese a sedersi non molto distante dal vecchio, imitandolo nella contemplazione della distesa azzurra.



  
– Perché vieni sempre a trovarmi? – Gli chiese un giorno il vecchio, incuriosito a sua volta dalla presenza del ragazzo.
Il ragazzo si allontanò velocemente, sorpreso dalla reazione del vecchio; la sua voce l'aveva spaventato. Ormai si era abituato a considerarlo come una componente dell’immenso paesaggio marino. Le onde, gli scogli, il vecchio marinaio: che non aveva bisogno di parlare per comunicare la propria esistenza.
Quasi subito si pentì di quel gesto; il vecchio avrebbe potuto offendersi e non gradire più la sua presenza. Così tornò sui propri passi e gli rispose, istintivamente: – Perché voglio imparare ad amare il mare... è difficile amare chi ti ha portato via il padre –.
– Perché pensi che io ami il mare? – rispose il vecchio.
– Gli hai donato i migliori anni della tua vita e ancora adesso non puoi staccarti da lui –.
Chi fosse passato nei giorni seguenti, lungo quel tratto di scogliera, avrebbe visto una scena davvero strana: un vecchio e un ragazzo seduti vicino a osservare il mare, entrambi immobili in un silenzio innaturale sopra a uno scoglio.
Un giorno nessuno vide più il vecchio: non era seduto al solito posto e anche la sua vecchia casa era deserta.
– Dov’è finito il vecchio? – chiesero al ragazzo, gli abitanti del villaggio.
– Perché volete saperlo? – replicò il ragazzo.
– Non vogliamo che qualcuno ci accusi di esserci disinteressati della sua scomparsa –.
– E' tornato a viaggiare per mare –.
– Ma cosa stai dicendo? Era troppo vecchio per poterlo fare –.




– Mi ha raccontato che tutto è cominciato, un giorno, quando un granchio è uscito dall’acqua, lo ha osservato a lungo e gli ha parlato: “Tu hai solcato tutti i mari della terra e non c’è onda che tu non conosca. Adesso la tua vita volge al termine e quando questo accadrà, nessuno sulla terra, conserverà il tuo ricordo. Al contrario noi abbiamo grande rispetto di quello che hai fatto e abbiamo deciso di eleggerti re dei granchi. Vivrai per sempre con noi e il tuo regno si estenderà dagli scogli alla spiaggia”. Il vecchio guardò il granchio sorridendo e rifiutò l’offerta.




Passò qualche giorno e si presentò dal vecchio una stella marina che gli disse: “Tu sei il vecchio marinaio che ha passato tutta la sua vita sul mare, sei quello che ha rifiutato di diventare il re dei granchi. Ti capisco la tua vita merita un più alto compenso. Io e le mie sorelle ti offriamo di diventare il re delle stelle marine: il tuo regno sarà il fondo sabbioso del mare nell’immobilità di una calma senza fine”. Anche questa volta il vecchio sorrise e scuotendo la testa declinò l’offerta.
Solo allora il mare fece sentire la sua voce e le onde presero a dirgli: “Vieni con noi, vecchio, tu hai comandato vascelli, hai nuotato tra i flutti, pescato il possente tonno e il veloce pesce spada, hai lottato contro le tempeste che ti abbiamo mandato: non c’è cosa che tu non abbia fatto impegnando al massimo le tue forze, la tua intelligenza e il tuo cuore. Hai dato tutto al mare e adesso il mare vuole ricompensarti. Ti porteremo dove nessun uomo è mai stato e ti racconteremo tutte le nostre storie”.
– Al termine di questo racconto il suo volto rugoso si è disteso per la prima volta in un sorriso e senza voltarsi se ne è andato; da quel giorno non l’ho più rivisto –.
– La compagnia del vecchio ti ha davvero fatto male, che storie ci vieni a raccontare, nemmeno nella peggiore taverna del porto se ne sentono di così grosse –.
Se ne andarono, quindi, immaginando che il vecchio fosse caduto in mare e che la fantasia del ragazzo avesse fatto il resto.



Quando il ragazzo fu solo ebbe la conferma di quello che gli aveva detto il vecchio: “Non dire niente, perché nessuno ti crederà”. Al ragazzo però non importava di non essere stato creduto, si mise a sedere sullo scoglio del vecchio marinaio e, con un sorriso di felicità, ascoltò la sua voce nel mare.


  




07 gennaio 2012

Il marinaio








Se il dolce vento brilla sull’onde
così leggero lascio le sponde
vivo sull’acqua, morrò sul mar…
son marinaio, son marinar.


Io non ambisco ricchezza alcuna
l’immenso Oceano è mia fortuna
e spesso tomba anche nel mar…
son marinaio, son marinar.


Se bella splende in sulla sera
la bianca luna, fo mia preghiera:
prego Dio tranquilli il mar…
son marinaio, son marinar.


Ma allorché fiera si rinnovella
sopra dell’onde una procella,
il lido torna a sospirar…
son marinaio, son marinar.


…………………….







[ Canto popolare toscano sec. XIX ]

30 dicembre 2011

Ero e Leandro



Costa orientale del Peloponneso, siamo di ritorno dall’isola di Lefkada e ci stiamo dirigendo verso il nostro approdo nel porto di Mytikas, la giornata è passata rapida e forse abbiamo indugiato troppo a lungo prima di riprendere la rotta di casa. Un crepuscolo di infiniti colori ci sorprende in mare e dopo poco ci troviamo a navigare in un’oscurità arrivata troppo presto. Per sicurezza riduciamo l’andatura, rassegnati a un rientro fatto di sorrisi disinvolti per mascherare il senso d’ansia che tutte le volte ci prende durante le navigazioni notturne.
La nostra rotta è tale che le luci di Mytikas sono oscurate dalla montagna e nel buio della navigazione notturna mi ritrovo a pensare al mito di Ero e Leandro: tragiche vittime di un’oscurità senza luce.




La leggenda narra del giovane Leandro, che viveva ad Abydos, e amava perdutamente la bellissima Ero, Sacerdotessa di Afrodite, che abitava invece a Sestus, le due città affacciate sulle coste opposte dell’Ellesponto. Ogni notte Leandro, sfidando le tenebre, attraversava il canale a nuoto per incontrare la sua amata Ero che, per aiutarlo, accendeva una lucerna, la cui luce guidava Leandro nel buio. Ma una notte di tempesta il vento spense la lucerna di Ero e Leandro, senza più una guida, vagò nelle tenebre fino a perdersi e morire affogato. Ero attese a lungo l’arrivo dell’amato e alle prime luci dell’alba vide il corpo senza vita di Leandro, che il mare pietoso aveva riportato a riva. Sconvolta per l’accaduto Ero salì sulla rupe più alta e si tolse la vita gettandosi, nello stesso mare che aveva preso il suo amore.




Improvvisamente in lontananza appaiono le luci di Mytikas, la loro vista è sufficiente a cancellare la spiacevole sensazione di angoscia suscitata dai miei pensieri, sensazione che viene immediatamente sostituita dalla rassicurante visione di un aperitivo a base di Ouzo, consumato con gli amici nella taverna del porto.




Se, a distanza di anni, ripenso a quella sera, trovo irrazionale l’angoscia provata per un viaggio tutto sommato tranquillo, su una rotta sicura; eppure, in quella notte scura, nel fondo del mio cuore, sono certo di aver provato, pur un brevissimo attimo, la stessa angoscia di Leandro, smarrito su un mare nero alla disperata ricerca di una luce di guida verso l’approdo sicuro.
Ancora adesso, però, sono convinto che in quel brevissimo attimo il passato e il presente si siano fusi insieme nei medesimi rituali, nelle medesime emozioni senza tempo, emozioni che hanno lo stesso ritmo, lo stesso respiro salmastro, che l’acqua marina reca con sé.








27 novembre 2011

Il mare


Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa,  fa anche ridere, alle volte sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama.


Non fa altro, in fondo che questo: chiamare.


Non smette mai, ti entra dentro, ce l’hai addosso, è te che vuole. Puoi anche fare finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti.
Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita. Instancabilmente, li sentirai chiamare.
Succede in questo purgatorio di sabbia. Succederebbe in qualsiasi paradiso, e in qualsiasi inferno.


Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà.


[Oceano mare – Alessandro Baricco]