06 dicembre 2010

La leggenda degli apneisti

Molti anni orsono, su una spiaggia bruciata dal sole, incontrai un vecchio pescatore, sembrava aver vissuto mille anni, la gente del piccolo villaggio ricordava di averlo visto da sempre. Scoprii che condividevamo la passione per l’apnea e ci ritrovammo a parlare del mare e delle esperienze passate.
Il più bel momento passato insieme fu il giorno in cui mi confidò un grande segreto: la leggenda degli apneisti. Non mi raccontò come la leggenda fosse arrivata fino a lui ma quando pronunciò il nome di Dio lo guardai fisso negli occhi.
Egli continuò: “Così Dio consegnò a ciascun uomo un determinato periodo da trascorrere sulla terra, la fine di questo periodo era determinata dal numero di respiri donatici alla nascita. Ingiustizia, caso, destino, fortuna: sono tutte leggende che si perdono nell’oblio della notte dei tempi”.
E riprese:” Ma Dio dimenticò che l’uomo, che aveva appena creato, avrebbe imparato un giorno ad immergersi e rimanere così senza respirare. Fedele alla sua parola si impegnò a restituire, ad ogni apneista il numero di respiri che erano stati risparmiati stando sott’acqua”.
I suoi occhi si illuminarono quando terminò il suo racconto, affermando che solo gli apneisti erano in grado di riportare indietro le lancette del tempo. Senza preoccuparsi del mio stupore continuò: “Certo c’è un po’ più di lavoro da fare: ricordarsi delle discese effettuate da ciascuno, calcolare il tempo passato sott’acqua, riprendere la propria lista ed aggiungere i respiri trattenuti. Ma questi uomini devono avere qualcosa di speciale altrimenti li avrebbe trasformati in delfini già da molto tempo”. Poi mi sorrise con aria complice ed aggiunse: “Conosci forse un altro uomo che si complica la sua vita per divertirsi se non ne vale la pena ?”.


3 commenti:

  1. Complimenti Gio!
    Suggestivo e interessante.
    Aspetto altre "leggende", che, sono sicuro, non mancano nei tuoi fondali.
    Massimiliano

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  2. Dedicata a Giovanni da Maurizio

    "Essere libero come gli animali selvatici. Tuffarsi nudo, come un delfino, negli abissi del mare involarsi altissimo nell'azzurro infinito del cielo e planare, silenzioso, come l'albatro sul mondo meschino dell'uomo, diventare l'aria far corpo nell'acqua con l'acqua fondersi e ritrovarsi. Questo è il mio motto!"

    J. Mayol

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  3. Profeeee... finalmente riesco a metterle un commento... :) Sn beeeeeellliiiissssimi i suoi post... magari riuscissi ank'io a farli cosi bene.... ;)

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